Nati per rispondere ai cambiamenti climatici e alla necessità di un’agricoltura sempre più sostenibile: i vitigni PIWI rappresentano una delle frontiere più innovative e interessanti della viticoltura europea. In un mondo del vino sempre più attento alla salute del suolo e alla biodiversità, queste varietà stanno conquistando spazi nuovi nel panorama vitivinicolo nazionale.
L’acronimo PIWI deriva dal tedesco Pilzwiderstandsfähige Reben, ovvero “viti resistenti ai funghi”. Questi vitigni nascono da incroci tra la Vitis vinifera e altre varietà resistenti, mantenendo però oltre il 95 % di patrimonio genetico vinifero, con l’obiettivo di ottenere piante capaci di difendersi da malattie come peronospora e oidio senza l’uso intensivo di fitofarmaci. Grazie a queste caratteristiche, le varietà PIWI permettono di ridurre drasticamente i trattamenti in vigna, favorendo una viticoltura più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.
Nati in contesti sperimentali e inizialmente diffusi soprattutto in Svizzera, Austria e Germania, oggi i vitigni PIWI sono coltivati anche in Italia, con oltre 36 varietà iscritte nel Registro Nazionale. La loro superficie è ancora ridotta, ma in rapida crescita, soprattutto grazie al lavoro di associazioni, scuole enologiche e produttori visionari.
Il Piemonte e le varietà PIWI al Salone del Vino Torino 2025
Il Piemonte, terra storicamente vocata alla produzione di grandi vini, è oggi anche un laboratorio d’innovazione per la viticoltura resistente. L’adozione dei vitigni PIWI è ancora in fase di sperimentazione, ma grazie al lavoro dell’associazione PIWI Piemonte e a produttori lungimiranti, le prime etichette sono già sul mercato. Le prime quattro varietà resistenti che si possono coltivare in Piemonte sono il Fleurtai, il Sorelì, il Sauvignon Rytos e il Cabernet Volos, le prime 3 a bacca bianca, la quarta a bacca rossa.
Al Salone del Vino Torino 2025, i visitatori hanno potuto conoscere da vicino questa nuova frontiera del vino grazie alla presenza dello stand dedicato ad Alpidama, realtà distributiva specializzata nella promozione e vendita in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta di vini prodotti a partire da vitigni resistenti. Nata a Gressoney Saint Jean (AO), Alpidama si pone come un vero e proprio punto di riferimento per la diffusione di vini sostenibili, salubri e piacevoli, prodotti nel rispetto della natura e delle comunità locali. Il suo lavoro consiste nel connettere piccoli produttori PIWI da tutta Italia con consumatori consapevoli e appassionati, valorizzando sia l’innovazione varietale che la qualità artigianale del vino.
Cantina Ceste: i pionieri dei PIWI in Piemonte
Tra i tanti espositori che hanno partecipato al Salone, anche quest’anno era presenta Cantina Ceste, realtà storica di Govone, in provincia di Cuneo, che oggi rappresenta il primo produttore di vini PIWI in Piemonte. Con i suoi 36 ettari coltivati, l’azienda ha dedicato ben 3,5 ettari a varietà PIWI, tra cui il Soreli, il Fleurtai e il Sauvignon Rytos, tutte varietà a bacca bianca.
L’impegno dell’azienda in questo ambito è stato valorizzato anche attraverso una masterclass dedicata, organizzata durante il Salone del Vino Torino 2025, in cui si è potuto approfondire il lavoro pionieristico svolto da Cantina Ceste nella sperimentazione e vinificazione delle varietà resistenti.
La degustazione guidata ha offerto l’occasione di scoprire etichette innovative come Ratio, Après, Naneuit e BeeFore, capaci di esprimere freschezza, aromaticità e una chiara impronta territoriale, pur provenendo da varietà ancora poco conosciute.
Resta aggiornato sulle nuove frontiere della viticoltura italiana
I vitigni PIWI rappresentano un’opportunità concreta per il futuro del vino piemontese. Non solo per rispondere alle sfide climatiche e ambientali, ma anche per offrire nuovi stimoli a chi cerca vini autentici e coerenti con uno stile di vita più consapevole.
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